Argomenti e suggerimenti

 

 

Di seguito alcune notizie o informative o curiosità riguardanti i nostri amici animali:

(Alcune delle notizie sui nostri amici animali qui di seguito facevano parte della rubrica “Fattore  A” sul quotidiano “Il Gazzettino”, in
collaborazione con le volontarie dell’ E.N.P.A.

Ringraziamo “Il Gazzettino” per lo spazio dedicatoci e confidiamo in futuro di riprendere la collaborazione, qualora la sezione di Udine venisse nuovamente pubblicata)

 

FILARIOSI CARDIO – POLMONARE

La filariosi cardio-polmonare è una malattia che colpisce cani e gatti, ospiti ideali del parassita che ne è responsabile; attraverso una semplice puntura di una zanzara, le sue larve vengono trasmesse da un cane malato ad uno sano, raggiungendo le arterie polmonari dove si trasformano in parassita adulto; quest’ultimo produce a sua volta milioni di larve, che circolano nel sangue pronte ad essere assunte da nuove zanzare, propagando così l’infezione.

Per contrastare efficacemente questa grave patologia è necessario agire preventivamente con la somministrazione di farmaci studiati per combattere il parassita.

 

I PARASSITI INTESTINALI

I vermi intestinali sono parassiti che vivono a spese dell’organismo di cani e gatti, indebolendoli e a volte causando gravi patologie. L’infezione da parte di parassiti intestinali può essere contratta facilmente con conseguenze più o meno serie, a seconda del loro numero e delle condizioni di salute dell’animale infestato.

CHI SONO: i parassiti intestinali si dividono in protozoi, nematodi (vermi tondi) e cestodi (vermi piatti). I protozoi sono una categoria di organismi unicellulari di cui fanno parte i coccidi, il toxoplasma gondii e la giardia. I nematodi (ascaridi, ancilostomi, tricocefali e ossiuri ) sono i responsabili delle infestazioni più frequenti e importanti. I cestodi comprendono il gruppo delle tenie, come il dypilydium caninum, la tenia cucumarina, che vive trasmessa dalle pulci ed è il parassita che più comunemente infesta il cane ed il gatto.

I SINTOMI : non tutte queste infestazioni parassitarie provocano sintomi visibili come nel caso della toxoplasmosi intestinale e dell’echinococcosi del gatto. Le infestazioni da giardia, ascaridi, ancilostomi, tricocefali non causano gravi problemi di salute, mentre la coccidiosi può presentare sintomi più seri: quelli più comuni sono diarrea e vomito (anche con la presenza di sangue), alito maleodorante, gonfiore del ventre, aumento dell’appetito seguito da dimagrimento, disidratazione, anemia, e, nei casi più gravi, il decesso.

COME RICONOSCERLI : non sempre ci si accorge della presenza dei parassiti intestinali, ma spesso capita di vederli muoversi nelle feci o nel vomito dell’animale infestato; per questo motivo è importante consegnare un campione delle feci al nostro medico veterinario che, attraverso l’analisi delle stesse, potrà scoprire da quale parassita è colpito il nostro amico.

TERAPIA: le parassitosi intestinali possono creare gravi problemi all’animale colpito ma, per fortuna, sono facilmente curabili, se si impedisce che i vermi si riproducano a dismisura. Con una prevenzione regolare non presentano pericoli né per gli animali né per l’uomo. Dopo la diagnosi il veterinario stabilisce un calendario di sverminazione che, oltre a dover guarire il cane o il gatto dal parassita, dovrà essere protratto nel tempo per far sì che la prevenzione diventi un’arma di difesa

 

S.O.S. ANIMALI SMARRITI

E’ uno degli incubi peggiori per chi ha un amico a quattro zampe. Bastano un attimo di distrazione, un cancello rimasto aperto, un rumore improvviso che spaventa, il richiamo di un suo simile in calore (nel caso in cui il nostro adorato non sia sterilizzato) ed ecco che si allontana e non ritorna a casa. Occorre, allora, mettere in atto una serie di azioni per cercare di ritrovarlo al più presto, prima che si vada a cacciare nei guai. Urge iniziare le ricerche appena ci si rende conto che il nostro beniamino è scomparso o “non rientrato” come di consueto.

Se lo smarrimento riguarda un cane è obbligatoria la denuncia di scomparsa all’anagrafe canina del proprio comune di residenza entro 15 giorni dall’accaduto.

Essenziale è cercare di ricostruire esattamente la data, l’ora, il luogo e le modalità dello smarrimento perché, una volta raccolti questi primi elementi, occorre predisporre dei volantini.

Nel volantino spiegheremo la dinamica della scomparsa, ricordandoci d’indicare il giorno in cui è successo; può sembrare scontato, ma non è così: a volte si vedono volantini in cui non è indicato quando è stato smarrito il nostro amico peloso e chi lo legge non sa quindi se la ricerca sia già stata risolta o meno e per questo, magari, non prende nota della segnalazione. Segnate i vostri dati sulla parte inferiore degli avvisi su tante linguette intagliate in modo che chi non ha con sé da scrivere possa staccare solo i numeri di telefono.

Occorre descrivere in modo molto accurato e dettagliato l’aspetto del nostro animale da compagnia smarrito ed eventuali segni particolari: una cicatrice, un orecchio tagliato, il microchip (utile metterlo anche al micio).

I posti di maggiore visibilità sono: gli incroci stradali, i pali vicini alle fermate degli autobus. Nelle città, in realtà, l’affissione dei volantini non sarebbe consentita, ma è normalmente tollerata quando serve in alcuni casi come lo smarrimento dei quattro zampe. Visto che si tratta di volantini non a scopo di lucro, le amministrazioni comunali più illuminate chiudono un occhio.

Oltre alle strade, affiggere questi avvisi nel vicinato, isolato, quartiere, negli ambulatori veterinari, nei negozi che vendono prodotti per animali, scuole, farmacie, negozi vari, avvisare le Asl di competenza, i canili ed i gattili locali, le gattare che accudiscono le colonie feline, i vigili urbani e gli uffici dei diritti degli animali.

Importante ricordare che ci sono dei siti specifici per la diffusione della notizia:

  • www.aper.info
  • www.enpa.it
  • www.animalipersieritrovati.org
  • www.prontofido.it.

Contattando questi siti c’è la possibilità di ritrovare il nostro compagno con la coda, ma pure quelli di altre persone che si ritrovano nella nostra stessa situazione.

Amaro a dirsi, ma è meglio ricordarsi di contattare anche l’ufficio della nettezza urbana: purtroppo, gli animali deceduti vengono talvolta rinvenuti durante le pulizie delle strade.

Concentrate le ricerche anche nei cortili, cantine, garage, locali adibiti a caldaie, androni, solai, tetti, edifici dismessi, cantieri (naturalmente dopo aver chiesto l’autorizzazione di accesso al capo cantiere), giardini pubblici e privati (non prima di aver chiesto l’autorizzazione ai legittimi proprietari).

Quando si cerca il proprio cane o gatto è consigliabile chiamarlo ad alta voce più volte, emettendo dei rumori familiari, ad esempio il tintinnio di un mazzo di chiavi o un giocattolo sonoro con il quale il nostro dolce amico era solito giocare. L’animaletto può non rispondere o accorrere al nostro richiamo in quanto impaurito, sotto shock o ferito, quindi sarà il caso di ritornare più volte negli stessi posti per riacquistare la sua fiducia; sarebbe opportuno anche concentrare le ricerche la sera tardi o il mattino presto, quando il rumore delle auto è minore, andare in giro con una torcia ed il cellulare carico.

Se qualcuno vede un cane o un gatto vagare in modo spaesato, ferito, bisognoso di cure e non è a conoscenza dei volantini che avete affisso, dovrebbe avvisare i vigili urbani oppure comporre il 118 per farsi dare il nome ed il numero del cinovigile reperibile il quale verrà a prelevare il quattro zampe per portarlo in Azienda sanitaria; se ha il microchip, verrà subito rintracciato il suo proprietario; altrimenti, la sfortunata bestiola, dopo aver soggiornato 10 giorni all’Azienda sanitaria, verrà portata nel canile convenzionato dal comune.

A questo punto un grande augurio che le ricerche si risolvano felicemente nel caso che il nostro amico con la coda venisse ritrovato, ricordarsi di rimuovere i volantini, di comunicare la liete novella a chi era stato coinvolto nelle ricerche senza dimenticare i ringraziamenti del caso a chi ci ha aiutato.

 

LA RABBIA NEL CANE E NEL GATTO

Soltanto pronunciare la parola “rabbia” collegata agli animali domestici richiama alla mente immagini di cani e gatti portati a morire tra molte sofferenze.

La rabbia è una malattia a esito generalmente fatale per l’uomo e per tutti gli animali a sangue caldo. Si tratta di una malattia virale trasmessa da un virus appartenente al genere “Lyssavirus” della famiglia dei “Rhabdovirdae” – osserva il Medico Veterinario De Stefanis Costantino.

Ci sono due possibilità di contagio: con il morso o senza morso. Senza morso il virus penetra all’interno dell’organismo quando graffi, abrasioni, ferite aperte o le mucose vengono a contatto con la saliva o altri tessuti infetti quali il materiale cerebrale o spinale di animali rabidi. Il contagio può avvenire anche per aerosol in ambienti con alte concentrazioni di virus, come possono essere le grotte che ospitano centinaia di pipistrelli a loro volta infettati.

Per quanto riguarda il ciclo epidemiologico di diffusione della rabbia, a seconda della specie animale coinvolta si distinguono due cicli: il ciclo urbano (quando interessa l’uomo e gli animali domestici) e il ciclo silvestre (quando interessa gli animali selvatici). In Europa, un ruolo importante per la diffusione della rabbia ce l’ha la volpe. Se rabido, questo carnivoro può diffondere il virus in ampie zone, in quanto compie abitualmente lunghi spostamenti alla ricerca di cibo, entrando così in contatto anche con animali domestici. Per il ciclo urbano, il gatto che vaga spesso libero e, in misura minore, il cane (tranne le zone ad alta presenza di randagismo) sono la principale fonte di conservazione e trasmissione della malattia.

Le manifestazioni di questa patologia si distinguono in due forme: la furiosa (quando prevale lo stato di eccitazione) e la paralitica. In realtà, esse spesso si sovrappongono: nel cane, la rabbia furiosa si manifesta all’inizio con comportamento anormale e di agitazione continua, poi inizia la fase aggressiva: si avventa e morde tutto ciò che vede, spesso compie su se stesso degli attacchi provocandosi automutilazioni. Appare sofferente ed emette rauchi latrati dovuti alla parziale paralisi delle corde vocali. Spesso, l’animale non è in grado di deglutire a causa della paralisi dei muscoli addetti a questa funzione, per cui perde continuamente saliva dalla bocca. La forma paralitica è più subdola come sintomatologia: il quattro zampe, improvvisamente, non è più in grado di masticare, la mandibola è pendula rimanendo aperta, spesso i proprietari pensano alla presenza di corpi estranei in bocca, come fa notare il Dott. De Stefanis Costantino, e, nel tentativo di esaminare l’animale, si espongono al contagio. Più raramente si può avere morte improvvisa o solo manifestazioni convulsive.

Nel gatto prevale la forma furiosa con gli stessi sintomi del cane: spesso diventano iperattivi ed iniziano a correre o camminare senza sosta fino allo sfinimento. La paralisi laringea e quella mandibolare sono meno frequenti.

In tutte le specie animali il periodo d’incubazione è molto variabile: nell’uomo da dieci giorni a sei mesi, mentre nel cane e nel gatto si manifestano i primi sintomi in media dopo tre – sei settimane. La variabilità del periodo d’incubazione dipende in parte dalla particolare e lenta via di propagazione del virus dal punto d’ingresso ai centri vitali: una volta penetrato, inizia a moltiplicarsi per poi diffondere lungo i tronchi nervosi che innervano la parte interessata e risalire verso il midollo spinale, dove si replica; infine, attacca l’encefalo provocando un’encefalomielite. Nelle ultime fasi, il virus si fa trasportare sempre da strutture nervose verso le ghiandole salivari, dove si riproduce massivamente.

La rabbia ha un decorso invariabilmente fatale, principalmente per paralisi respiratoria; si conoscono solo pochi casi di guarigione nell’uomo e negli animali. La diffusione del virus tramite la saliva avviene da uno a cinque giorni prima della manifestazione dei sintomi clinici nel cane e nel gatto, mentre la morte del soggetto avviene in media entro cinque giorni dall’inizio dei sintomi e quasi mai oltre i dieci giorni.

Un efficace mezzo di lotta contro questa malattia è la vaccinazione pre-contagio, praticata per via orale mediante esche per gli animali selvatici e con iniezione per gli animali domestici. Ogni persona morsa o graffiata da un cane, gatto o animale selvatico rabido dovrà ricorrere alle cure mediche ed eventualmente sottoporsi a vaccinazione e/o sieroterapia antirabbica.

 

RAPPORTO UOMO CANE

Trascorrere del tempo al campo, vuoi per l’obbedienza, vuoi per gli allenamenti della squadra di agility, vuoi anche solo per stare insieme a fare quattro chiacchere, per padroni e cani è una bella abitudine che ormai ci lega da tempo.

E’ fondamentale offrire la preziosa opportunità di mettere a disposizione del tempo per collaborare alla realizzazione del meraviglioso lavoro d’integrazione che da anni viene portato avanti con grande entusiasmo e dedizione dall’Associazione “Agility for Rescue”. Questi professionisti aprono il loro cancello ad una realtà diversa anche se, inizialmente le persone possono essere titubanti, temendo di non essere all’altezza della situazione o che possano sorgere problemi con qualche cane.

Importante è consentire ai “clienti umani” un vero e proprio percorso di agility, durante il quale s’instaura un feeling particolare con il proprio amico Fido ed il tutto avviene con naturalezza, non si usano assolutamente metodi coercitivi come: collare a strozzo o a emissione di scosse, viene vissuto come un meraviglioso gioco da scoprire di volta in volta. Tutti i cani partecipano in modo estremamente positivo rispondendo alle sollecitazioni con grande sensibilità: con il gioco stesso, le coccole, gli sguardi ed i sorrisi.

Chi pratica l’agility si rende ben conto che non si tratta di un traguardo da poco, si tratta di una vera e propria gara che consente a tutti di confrontarsi effettivamente con questa disciplina sportiva. Ciò che maggiormente colpisce è la naturalezza e l’immediatezza che s’instaura tra uomo e cane, la loro determinazione nell’affrontare un percorso e nell’opportunità di sperimentare concretamente, non solo a parole, come si possano valutare le persone non da quello che a loro può mancare bensì da quello che possono dare: un patrimonio di energia che per esprimersi ha solo bisogno di fiducia.

Precisa Barbara Cristallini, esperta educatrice cinofila, che chi addotta un cane in rifugio sarà in seguito supportato nell’insegnamento domestico dello stesso quattro zampe. Chiunque decidesse di avvicinarsi all’agility o a qualsiasi disciplina cinofila, prosegue Barbara Cristallini, si accerti prima della professionalità degli istruttori; in effetti, non sarà solo il cane ad essere addestrato bensì il binomio (uomo-cane) che dovrà essere istruito e consigliato, per questo è fondamentale non lasciare mai il proprio cane in mano ad altri.

 

LA FORTUNA DI AVERE UN ANIMALE DA COMPAGNIA

Avere un cane o un gatto in casa comporta tanti aspetti positivi in quanto aiuta a mitigare lo stress, la solitudine, fornisce sempre nuovi stimoli e contribuisce a mantenersi in forma. Sono davvero tanti gli aspetti che rendono gli amici a quattro zampe preziosi alleati.

Questi compagni meravigliosi donano quotidianamente alle persone diversamente abili un fondamentale aiuto. Ci sono cani che riescono a fare cose strabilianti, come prelevare soldi da un bancomat o fare la spesa al supermercato. Queste stupende creature vengono addestrate a far fronte ad ogni emergenza e in molte occasioni possono davvero salvare una vita (a scapito della propria) grazie al loro coraggio e dedizione: è il caso di diversi cani impiegati per il soccorso in acqua, in montagna, nelle zone terremotate, nella lotta contro il crimine, per non parlare del grande supporto che questi quattro zampe forniscono nella ludo-agility, una disciplina che mira ad abilitare bimbi e adolescenti problematici grazie all’impegno sui campi da gioco; così tra salti, tubo e passerella, i ragazzi riacquistano fiducia in se stessi per merito del rapporto del loro Fido.

C’è anche chi, invece, agli animali salva la vita: è il caso dei canili, dei rifugi che li ospitano, delle associazioni che li liberano dai laboratori della vivisezione per riportarli ad un’esistenza normale.

Il cane ed il gatto hanno virtù anti-solitudine, colmano il bisogno d’affetto, fanno la guardia; ricordiamo che i cani sono ottime guide per i non vedenti e i non udenti, hanno “proprietà” anti-nervosismo, anti-stress, aiutano nella pet-therapy, posseggono capacità anti-sedentarie facendoci uscire a fare delle sane passeggiate, hanno poteri anti-infarto… in pratica, allungano la vita e migliorano la salute.

Sembra un paradosso ma, ogni tanto, qualche batterio portato in casa da una zampetta felice può aumentare le difese immunitarie.

A questo punto, l’unica cosa da fare è andare a prendere subito uno o anche due di queste creature silenziose sempre presenti in un rifugio, in un canile, in un gattile.

Se si guarda un cane in un canile si sa che l’aspetto esteriore è relativo, magari si fa visita in un rifugio alla ricerca di un quattro zampe di taglia medio-piccola dal pelo corto e chiaro e alla fine si ritorna a casa con un cagnolone grande, nero e riccioluto; è una lezione molto buona: il colore e la bellezza contano molto meno dell’animo e del cuore, visto che queste meravigliose creature c’insegnano ad essere onesti con noi stessi e con gli altri. Forse è arrivata l’ora di mettere in pratica ciò che questi preziosi amici ci trasmettono anche all’interno delle relazioni umane troppo complesse.

Sappiamo che i cani e i gatti adottati nei rifugi possono avere un bagaglio di esperienze trascorse non facili; il nostro piccolo grande amico potrebbe dimostrarsi un po’ possessivo in merito ai suoi giocattoli semplicemente perché non ne ha mai avuti in precedenza. Magari potrebbe avere qualche imperfezione fisica (del resto, chi è perfetto?) ma questo non impedisce certamente di amarlo ugualmente. Impariamo da loro: i non più giovanissimi possiedono una grande saggezza, le loro sofferenze subite li fanno apprezzare ancora di più, una volta che hanno imparato a fidarsi di noi, una volta che il muro cade ed il nostro amico riacquista fiducia la felicità e l’emozione che si provano sono veramente intense! Proprio come quella di un vecchio cane o gatto che trovano una casa accogliente e sicura dove invecchiare circondato d’amore!

 

IL GATTO CARNIVORO DI NATURA

Noi umani siamo onnivori, ovvero, possiamo mangiare di tutto; anche il cane è onnivoro, mentre il gatto è carnivoro. Chiunque cerchi di alimentare il proprio piccolo felino considerandolo alla stregua di un piccolo cane, o si sforzi di abituarlo ad un regime alimentare differente da quello di cui necessita, provocherà un grave danno all’animale.

Il gatto, non a caso, si definisce essere un carnivoro stretto; ciò dipende esclusivamente dall’incapacità dei suoi enzimi digestivi ad utilizzare proteine di origine differente da quelle animali. Solo la carne ed il pesce potranno trasformarsi in tutto ciò che di proteico il Micio necessita per vivere. Nutrirlo con proteine di origine vegetale o, peggio ancora, a regime vegetariano significa condannarlo a morte con sofferenza. Dalla carne il felino, infatti, attinge amminoacidi che non sono presenti nel mondo vegetale; tra questi è fondamentale la taurina, la cui carenza provoca degenerazione retinica e, quindi, cecità oltre all’indebolimento del cuore.

Le sole proteine non bastano, la dieta deve essere completata da altri costituenti: i grassi, i carboidrati, le fibre, le vitamine, i sali minerali e l’acqua. Anche le sostanze grasse dovranno essere di origine animale per fornire l’acido arachidonico, la cui carenza determina pelo opaco e cute anelastica. Un eccesso di grassi, che sono in grado di fornire energia doppia rispetto alle proteine ed ai carboidrati, è facilmente causa di sovrappeso ed obesità. Benché il cucciolo necessiti di maggiore energia per la crescita per far fronte all’esuberanza giovanile se riceverà troppi grassi stimolerà una produzione superiore alla norma di cellule adipose. Un numero elevato di adipociti predispone a far diventare il gatto un adulto obeso, poiché maggiore è l’attitudine all’immagazzinamento.

Le fibre sono necessarie, soprattutto se solubili e in percentuale bassa; servono infatti a facilitare i processi digestivi regolando il tempo di transito intestinale e quindi l’assorbimento dei nutrimenti.

In fatto di vitamine, anche il nostro Micio è singolare: sono tutte necessarie ma con alcune peculiarità tipiche del felino, necessita della vitamina “A” in quanto tale reperibile nei tessuti di origine animale, essendo incapace di trasformare i carotenoidi, suoi precursori presenti in molti vegetali. Della stessa vitamina “A” è sensibile ai sovradosaggi. Per questo motivo, gatti alimentati con l’eccesso di fegato crudo o reni (serbatoi di vitamina “A”) hanno gravi patologie articolari; tenendo presente che ai nostri amici felini non andrebbero mai date carni crude onde evitare l’insorgere di parassiti intestinali, ideali sono i pasti alternati con cibo umido e secco. Il comune latte vaccino, affatto nutriente, se paragonato a quello di mamma gatta, non è il nutrimento consigliabile in quanto scompare, nel gatto con lo svezzamento l’enzima lattasi in grado di digerire il lattosio. In commercio esistono comunque prodotti con il lattosio predigerito.

Per far felice il palato del nostro amico felino in miniatura si dovrebbe servire il suo pasto ad una temperatura di 30-35 gradi, la più vicina al calore della preda cacciata e quella che in generale esalta maggiormente il gusto aromatico degli alimenti.

Resta comunque consigliabile acquistare cibi di buona qualità presenti in commercio nei negozi specializzati in quanto, questi alimenti sono bilanciati e contengono i giusti nutrimenti in grado di fornire un’energia corretta al mantenimento del gatto e dei suoi differenti periodi di vita.

 

COME DIFENDERE IL NOSTRO CANE DAL CALDO TORRIDO

Altro che “bella stagione”, per gli animali l’estate è spesso un tormento e lo è ancora di più in città dov’è più raro trovare un giardino ombreggiato. Abbiamo estati più torride; le modificazioni atmosferiche (siano esse naturali o derivanti dall’attività umana) che in questi ultimi anni hanno interessato il pianeta sul quale viviamo hanno prodotto, com’è noto, fenomeni di surriscaldamento globale che, a loro volta, hanno determinato l’aumento della temperatura media dell’atmosfera terrestre e degli oceani. Tali mutamenti hanno contribuito a ridurre, da un ventennio a questa parte, l’evidenza delle cosiddette “stagioni miti”, primavera e autunno, a favore di estati particolarmente calde e inverni marcatamente più rigidi rispetto a un tempo.

Nel nostro Paese ciò è ancora più manifesto e rende la sopportazione del periodo estivo alquanto difficile, specie negli insediamenti urbani. Anche per il nostro cane di città, dunque, l’estate risulta per certi versi la stagione più problematica dal punto di vista climatico/meteorologico.

Fa notare il Dott. De Stefanis Costantino che l’apparato tegumentario dei nostri amici a quattro zampe, pur essendo ricco di strutture ghiandolari di diverso tipo, si caratterizza per la scarsità di ghiandole sudoripare. Pochi dispositivi anatomici deputati alla produzione di sudore sono concentrati sul lato inferiore delle zampe: ne consegue che i nostri amici con la coda hanno, rispetto a noi umani, una sudorazione molto ridotta. Questa peculiarità li rende meno difesi nei confronti del caldo, in quanto il controllo della temperatura corporea non può avvenire mediante la sudorazione: il loro organismo deve quindi, per forza di cose, attivare meccanismi di termoregolazione alternativi: primo tra tutti la traspirazione, mediante l’aumento della frequenza respiratoria che ha lo scopo proprio di raffreddare, grazie all’evaporazione della saliva che si trasforma in vapore acqueo, il sangue circolante.

Alla luce di quanto appena spiegato non è difficile capire come i nostri amici pelosi soffrano il caldo in maniera decisamente superiore a noi umani. Per aiutare i nostri Beniamini a sopportare meglio l’afa dell’estate è, in primo luogo, opportuno favorire la ventilazione ambientale: l’installazione d’impianti di climatizzazione, di condizionatori, di ventilatori, di pale a soffitto contribuisce a rendere gli appartamenti cittadini più adatti a sopportare gli incrementi di temperatura e umidità del periodo estivo.

E’ importante, allo stesso modo portare i cani a passeggio nelle ore meno calde della giornata: il calore emanato dall’asfalto, infatti, si ripercuote in maniera più pesante sui nostri amici animali che, a motivo della loro statura, risultano essere più vicini al terreno, senza contare che qualunque sforzo fisico può rendere la loro respirazione più laboriosa.

Quando il caldo dell’afa attanagliano le nostre città, l’irrorazione del corpo dei cani con acqua fresca può, indubbiamente, contribuire a farli stare meglio: docce e spruzzi frequenti sono pertanto molto ben graditi. I cani di taglia piccola e media, possono essere immersi un po’ in una vasca da bagno consentendo successivamente l’asciugatura spontanea del mantello, in modo da favorire la permanenza dell’acqua fresca sul loro corpo. I cani di taglia grande e gigante possono essere docciati (sempre che si disponga di un terrazzo o di un giardino), oppure irrigati con spruzzatori per piante o bagnati con spugne abbondantemente inumidite.

Non va assolutamente trascurata l’importanza della costante disponibilità di acqua potabile fresca e pulita nella ciotola del nostro Beniamino di casa. Le necessità idriche aumentano nel periodo estivo ed è altresì determinante il costante approvvigionamento d’acqua per favorire, come ricordato precedentemente, la traspirazione corporea e la termoregolazione. E’ dunque indispensabile controllare che la ciotola (o meglio le ciotole, in quanto una potrebbe rovesciarsi) dei nostri compagni con la coda sia sempre colma, in modo da soddisfare le loro esigenze.

Da un punto di vista termico l’automobile può rivelarsi un ambiente critico per i quattro zampe durante gli spostamenti: avete mai provato ad aprire la portiera di un’autovettura parcheggiata in un’assolata strada cittadina, magari dopo pranzo? L’entrata nell’auto ferma sotto il sole cocente con temperature che superano abbondantemente i quaranta gradi potrebbe essere fatale anche per noi, immaginiamoci per queste creature! In viaggio (anche se breve) va bene l’uso dell’aria condizionata, ma non rivolta direttamente verso il nostro amico; bene anche il circolo d’aria con i finestrini poco abbassati; viceversa, è una pessima idea quella di permettere al cane di sporgersi dal finestrino con il rischio che incorra in congiuntiviti, cheratiti, otiti o riniti; rimane sempre d’obbligo avere acqua a disposizione negli spostamenti a piedi o in auto di durata medio -lunga.

 

CONSIGLI POST-VACANZE

Il ritorno dalle vacanze è comunque un cambiamento per Fido e Micio che meritano attenzione a partire da una visita di controllo dal medico veterinario di fiducia e da alcuni accorgimenti dal luogo o dal tipo di villeggiatura. Ecco cosa fare per il bene delle nostre dolci creature.

Per molte famiglie a sei zampe la vacanza è terminata o quasi, il rientro triste o felice che sia è per il nostro quattro zampe un cambiamento dove l’attenzione è d’obbligo; durante la visita di controllo sarà utile far sapere al professionista il luogo della vacanza: ad esempio, un’area vicino al mare è più a rischio di malattie endemiche come la leishmaniosi o la filaria e, anche se i nostri Beniamini sono già stati controllati in un ambulatorio di villeggiatura, al ritorno la visita dal veterinario di fiducia è comunque indicata. Sarà lui a consigliare un eventuale esame di controllo, esami del sangue, delle feci o una sverminazione.

Il trattamento antiparassitario contro pulci, zecche e zanzare deve essere ripetuto anche al ritorno delle vacanze, specie se l’amico da compagnia è stato lasciato in pensione ed è quindi rimasto maggiormente a contatto con altri conspecifici. Fate attenzione a non addizionare troppo spray, prodotti spot-on e collari antiparassitari, in quanto potrebbero raggiungere un eccessivo tasso di tossicità.

Per i quattro zampe una cura del pelo non guasta mai, magari lavando il cane con uno shampoo curativo (meglio se con l’aggiunta di vitamine) per ristrutturare il manto, una toelettatura e, comunque, prima del nuovo trattamento antiparassitario. Se Fido o Micio hanno il pelo lungo saranno salutari delle frequenti spazzolate per rimuovere il pelo in eccesso.

Non far mancare una buona alimentazione più energetica, visto che si va incontro all’autunno

Se il nostro amico peloso sembra depresso, magari dopo il soggiorno in pensione, coccolarlo un po’ di più, portarlo con più frequenza al parco a divertirsi e socializzare e offrirgli qualche bocconcino prelibato; lui apprezzerà e ne trarrà beneficio.

 

PILLOLE SALUTARI

  • Informare il medico veterinario sul luogo o nazione visitata e sul tipo di vacanza;
  • Analisi del sangue e/o delle feci qualora il veterinario lo ritenga opportuno;
  • Lavaggio e cura del manto;
  • Trattamento antiparassitario;
  • Cibi più energetici (sotto il consiglio del veterinario);
  • Più passeggiate al parco;
  • Una buona dose di coccole (che non dovrebbe mai mancare)!!!

 

BASTA PREGIUDIZI: GATTI NERI AMICI VERI!

Le persone superstiziose che credono ancora a simili sciocchezze si sorprenderanno nel sapere che in altri Paesi, come in Gran Bretagna e in Australia, i mici neri sono considerati dei “portafortuna”. Laggiù, se un gatto nero s’introduce accidentalmente in un’abitazione, si ritiene che sia un segno di buon auspicio e guai a chi osa scacciarlo, in quanto la buona sorte se ne andrà con l’animale!

Chi crede ancora che i mici neri portino sfortuna necessitano di illuminarsi e acculturarsi! Pare che ogni anno scompaiano in Italia più di quarantamila gatti neri. Nel comune di Arenzano, in Liguria, sembra che la percentuale di felini scomparsi sia ancora più elevata rispetto alla media nazionale; in questo caso, però, non sono da chiamare in causa solo le sette sataniche, in quanto il colore del mantello dei “desaparecidos” è vario; si sospettano i conciatori di pellicce.

Per i greci e gli egizi il gatto era la perfezione assoluta e veniva considerato un alleato prezioso. In Inghilterra questa nera creatura porta fortuna e ospitarne una o più significa mettersi la buona sorte in casa. In Francia, invece, portare un ciondolo a forma di micio di colore nero è come indossare un cornetto napoletano.

In questo periodo celebriamo le ricorrenze dei Santi e dei Defunti, da non confondere con Halloween, festa che dall’Irlanda è volata in America per arrivare poi in Italia; questi “festeggiamenti” non ci appartengono e, purtroppo, in questo periodo molti mici, neri ma non solo, spariscono…

E’ stato dimostrato scientificamente che, con il loro affetto, queste adorabili creature ci aiutano a stare sereni e allungarci la durata della vita! Per secoli (e pure ora) il felino in miniatura nero è considerato l’amico delle streghe; questo micio sta per essere finalmente riabilitato e allora: VIVA IL GATTO NERO!

“I gatti neri portano fortuna, ma il mondo va male perché tutti li evitano” (Pino Caruso).

 

CANE E GATTO : DUE TIPI DI INTELLIGENZA DIFFERENTI E SPECIFICHE

Fatichiamo ad ammettere che ogni specie abbia una sua intelligenza. Un modo per comprendere la particolarità cognitiva delle diverse specie è prendere in esame i due animali che ci sono più familiari: il cane ed il gatto. Queste due specie, infatti, si caratterizzano per avere due intelligenze molto differenti tra loro. Un po’ come Einstein (intelligenza logica) e Dostoievskij (intelligenza narrativa) sono esempi per capire che anche nell’uomo sia errata la pretesa di un indicatore unico per le capacità cognitive.

Il gatto è dotato di due tipologie particolari: quella solutiva e quella cinestesica. Per quanto concerne il primo aspetto, diciamo che il micio è un vero e proprio enigmista, curioso, sempre pronto a provare, capace di catalogare le soluzioni utili, ma altrettanto bravo a comprendere i requisiti strutturali dei problemi e a produrre soluzioni nuove. Il gatto è anche il Nurejev del mondo animale: acrobata nel disporre in mille modi del proprio corpo, capace di movimenti di precisione e dotato di un equilibrio incredibile, raffinato e minuzioso nel manipolare le cose; anche queste sono doti cognitive, perchè, se è il corpo a muoversi, è il cervello a gestire il movimento e la coordinazione delle diverse parti del corpo.

Il cane, viceversa, eccelle nell’intelligenza sociale e in quella ostinativa. L’intelligenza sociale è la capacità di sapersi muovere nelle relazioni, di sapere sempre come agire sul gruppo per ottenere il meglio, di ricordare i più articolati rapporti tra i membri del gruppo, ma altresì i ruoli e le rispettive virtù, di concentrare una squadra e muoversi con lei in perfetta intesa. Insomma, è un politico raffinato. L’ostinazione, da noi interpretata come stupidità quando vediamo il nostro Fido non desistere dal fare qualcosa che non desideriamo, è in realtà una dote cognitiva, tutt’altro che irrilevante. L’intelligenza ostinativa è l’arte di non farsi distrarre, di proseguire un obiettivo e di tenerlo a mente anche quando questo scompare dall’orizzonte sensoriale, di mettere tra parentesi fatica e sofferenza pur di portare a compimento l’impresa. Queste qualità hanno avuto un ruolo primario nel rapporto tra l’uomo ed il cane, non dobbiamo dimenticarlo. Chiedersi pertanto se è più intelligente Fido o Micio è un “non senso etologico”.

 

BOTTI? PER FAVORE NO

Botti? Per favore, no.

Ogni fine anno ci appelliamo alla Vostra sensibilità per far sì che l’ultimo dell’anno (ma anche i giorni che lo precedono e lo seguono) non siano momenti di terrore per tanti cani, gatti e tutti gli altri animali. Il frastuono dei petardi li terrorizzano con conseguenze che possono essere gravissime per la loro salute fisica e psichica.

Un fugace “attimo di divertimento” dell’uomo può provocare tantissimo dolore: cani, gatti e tutti gli animali terrorizzati dai petardi e fuochi d’artificio muoiono dalla paura, alcuni fuggono in quanto colpiti dallo shock, perdono “la bussola”, scappano pur non sapendo dove stanno andando, causando danni a se stessi e alle persone.

E’ opportuno fare in modo di tenere in casa cani, gatti ed altri animali durante le giornate che precedono il Capodanno, fare di tutto perché i quattro zampe non soffrano i botti sparati da chi non li ama, custodirli in luoghi in cui si sentano protetti e dai quali non possano fuggire per lo spavento, come purtroppo riescono a fare tanti poveri animali d’affezione ogni anno la notte del 31 dicembre; scappano così lontano che, dallo shock, non riescono più a ritrovare la via del ritorno.

Loro ci tengono compagnia tutto l’anno, ogni anno;  per noi, è possibile tenere loro compagnia e dedicare particolare attenzione in questo periodo? I fuochi d’artificio ed i petardi li possiamo sentire esplodere tutto l’anno, dalle sagre paesane, alle festività di Ferragosto e pure in altre numerose manifestazioni; serve fare così tanto rumore per divertirsi?

 

I NOSTRI AMICI ANIMALI DIVERSAMENTE ABILI

Gli animali diversamente abili a causa di un incidente automobilistico, di un problema neurologico o di un incontro troppo ravvicinato con umani “poco umani”, non devono assolutamente essere soppressi; questo è il primo pensiero che arriva nella mente del genere umano, pensando di non avere tempo, oppure di non essere in grado di occuparsi di queste creature sfortunate. Nulla di più sbagliato, se si conosce il meraviglioso mondo animale!

Questi nostri preziosi amici (non solo quelli d’affezione, ma tutti gli animali), che si ritrovano improvvisamente abili in altro, non sono oggetto di alcuna discriminazione da parte dei loro conspecifici senza patologie; il cane, il gatto, il furetto, il coniglio e qualsiasi altro animale non patisce alcuna depressione, se è in grado di fare ciò che fanno i suoi amici animali, a
prescindere dal mezzo con cui riesce a esserne capace. I quattro zampe autosufficienti non manifestano alcun segno di rifiuto o di diffidenza nei confronti dei conspecifici con carrello o protesi.

Queste creature non hanno più la sensibilità delle zampe posteriori (la maggior parte) e vanno perciò stimolati per i bisogni fisiologici. Un carrellino con ruote sopperisce all’utilizzo delle zampe posteriori e allo stesso tempo le protegge. Corrono con il carrellino, fabbricato su misura, felici!!!

Quello che sembra emergere in termini di psicologia animale da queste esperienze che Fido, Micio & Company vivono con protesi o carrellini, è che nel mondo animale l’apparenza non è importante, ma lo sono la sostanza e la voglia di vivere; una lezione per il genere umano!

Diversamente abile significa avere una qualsiasi difficoltà: fisica, motoria, visiva, uditiva, neurologica, per cui si conduce tranquillamente una vita diversamente meravigliosa!!!

 

VITA RANDAGIA, GATTI SENZA CASA

I mici vagabondi non sono tutti uguali: alcuni vivono in gruppo, altri sono solitari, alcuni hanno chi si occupa di loro, altri hanno brutti incontri, ma tutti meritano di essere aiutati a vivere meglio.

Un gatto può nascere randagio o lo può diventare per un caso sfortunato, oppure per irresponsabilità umana. Nel primo caso, fa parte di una cucciolata di una  gatta randagia; nel secondo caso, si ritrova per strada dopo essersi smarrito (magari durante un viaggio, un trasloco, quindi lontano da casa) oppure perché abbandonato da umani crudeli e insensibili, che si disfano di lui come se si trattasse di un pacco indesiderato.

In effetti, forse sarebbe meglio distinguere i due tipi di mici chiamando “liberi” i primi e “randagi” i secondi. Non si tratta di una differenza da poco: i primi, fin da subito, vengono preparati ed educati da mamma gatta a vivere all’addiaccio e a cavarsela nelle varie situazioni; i secondi, invece, si ritrovano improvvisamente in una situazione drammaticamente diversa da quella alla quale erano abituati e molto più pericolosa.

Ancora più sfortunati sono i cuccioli abbandonati appena nati; per loro le possibilità di sopravvivenza sono praticamente nulle, a meno che un volontario delle associazioni animaliste o qualche privato di buon cuore non li salvi sottraendoli al loro triste destino.

La vita di un gatto randagio è piena di rischi, che si presentano praticamente a ritmo quotidiano. Bisogna menzionare le malattie, che possono essere contratte in seguito alle frequenti zuffe che scoppiano tra maschi interi (non sterilizzati) che si trovano a condividere un territorio, durante l’accoppiamento, oppure attraverso il contatto con altri animali.

Tuttavia, soprattutto per i gatti che vivono in città, i pericoli maggiori sono rappresentati dall’uomo. Inutile dire che tra le cause di ferite o di morte più frequenti si annotano gli investimenti (la maggior parte delle volte “intenzionali”); purtroppo, molto comuni sono gli atti di violenza gratuita (naturalmente anche loro hanno una legge che li tutela: Legge n. 281/91); anche procurarsi il cibo non è sempre facile per i mici randagi, ma in questo caso  possono contare sull’aiuto di alcune persone che si prodigano per sfamarli, farli sterilizzare, controllare il loro stato di salute.

La presenza di colonie feline e di gatti liberi deve essere tenuta sotto controllo, provvedendo che il numero dei loro componenti non diventi troppo grande. La strada principale da percorrere è quella della sterilizzazione, mantenendo così gestibili le dimensioni delle popolazioni feline.

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